Il futuro del Veneto? Andare per il mondo, con i piedi ben piantati in terra veneta

Per il 77% dei cittadini bisogna investire nelle relazioni con il mondo per tornare a crescere rafforzando la rete regionale degli aeroporti

Venezia, 28 novembre 2014 – Il Veneto futuro. Inserito ancora di più dentro i processi della globalizzazione, così i veneti pensano il Veneto del futuro: con più turisti (lo pensa il 39,4% dei veneti), più imprese che esportano (35,3%), più stranieri che lavorano (28,7%), più investimenti esteri (25%). Insomma, una economia e una società sempre più interne alle reti globali, con una conferma della vocazione dei veneti ad andare per il mondo e ad accogliere il mondo nelle sue comunità. Di conseguenza, costruire il futuro del Veneto significa potenziare tutto ciò che aiuta a relazionarsi con il mondo. È quanto emerge dalla ricerca «Le comunità locali e l’aeroporto Marco Polo di Venezia: un percorso per crescere insieme» realizzata dal Censis e promossa da SAVE che gestisce gli aeroporti di Venezia e Treviso e con Catullo ha costituito il polo del nord est mettendo in rete anche gli
aeroporti di Verona e Brescia.

Il nucleo omogeneo di valori nelle comunità venete. Fare meglio le cose che si sanno fare bene: è questa la logica che per i veneti ha consentito di tenere nella crisi e che servirà anche per rilanciare la regione. I punti di forza da cui ripartire sono la laboriosità degli abitanti (lo pensa il 54,5% dei veneti), le piccole e medie imprese dinamiche e orientate all’export (47,5%), il viver bene, che passa per il paesaggio naturale e l’enogastronomia locale (36,8%). Ancora una volta sono la voglia di fare dei cittadini e il dinamismo delle imprese i pilastri da cui ripartire. E bisogna puntare su valori condivisi, a cominciare dal primato del lavoro: per i veneti la società veneta è soprattutto «imprenditoriale» (è l’opinione del 38,3% degli intervistati) e «sgobbona» (per il 32,8%), poi anche «egoista» (28%) e «creativa» (18,7%). È forte il senso di appartenenza dei veneti: anche se ne avessero la possibilità, il 60,7% degli intervistati non se ne andrebbe (il 42% perché ritiene che il comune veneto in cui vive sia un luogo in cui si vive meglio che altrove, il 18,7% perché non potrebbe vivere altrove in quanto è lì che ha le proprie radici). Il dato è elevato ovunque, ma raggiunge il picco massimo nella provincia di
Belluno (76%).

Volare è nel Dna dei veneti. All’83% dei veneti intervistati capita di spostarsi in aereo. I frequent flyer, che volano almeno una volta al mese, sono il 2% del totale: percentuale che sale al 10% tra le persone con un più alto livello socio-economico e raggiunge l’8% tra i quadri, funzionari e dirigenti. Il 64% dei veneti utilizza l’aereo per recarsi in Paesi europei, il 21% per spostarsi in Italia, il 15% per viaggiare in ambito intercontinentale (dato che raggiunge il 21% in provincia di Verona e il 20% nel Vicentino). Investire nelle relazioni con il resto del mondo è la priorità per tornare a crescere: il 77% dei veneti intervistati è molto o abbastanza d’accordo con l’idea di ampliare la capacità di accoglienza della rete degli aeroporti del Veneto, per disporre di scali più grandi, più rotte, più voli, più passeggeri. L’accordo con questa idea è trasversale al territorio regionale e arriva all’83% in provincia di Padova e all’80% a Venezia. Il 74% dei veneti è molto o abbastanza favorevole al polo aeroportuale integrato veneto tra Venezia, Verona e Treviso.

Gli aeroporti come porta d’accesso al mondo. Per il futuro del Veneto sono prioritari i progetti che mettono in rete le piccole imprese (lo pensa il 38,5% degli intervistati) e gli investimenti in infrastrutture per la mobilità che permettano di connettere cittadini e imprese (33%). Gli aeroporti vengono concepiti dalle comunità locali non come vicini «ingombranti», ma come piattaforme di nuova crescita per il Veneto e porte d’accesso alla mobilità globale. Per i veneti investire negli aeroporti è cioè un modo per promuovere la crescita: più del 71% ritiene che tali investimenti potranno contribuire molto o abbastanza a ridare slancio alla crescita economica del proprio territorio creando occupazione di qualità e ricchezza.

Il Marco Polo piattaforma di relazionalità del locale con il globale. I numeri certificano l’indubitabile performance dell’aeroporto Marco Polo di Venezia: 8,4 milioni di passeggeri nell’anno 2013, con un incremento del 111% tra il 2002 e il 2014 (considerando il periodo gennaio-settembre), rispetto al +66,3% registrato a livello medio nazionale. Anche negli anni della crisi (2007-2014) l’incremento dei passeggeri del Marco Polo è stato considerevole: +22,5% a fronte del +12,1% medio nazionale. L’84% del traffico passeggeri del Marco Polo è da e per destinazioni internazionali (20 punti percentuali in più rispetto alla media italiana). L’87% di veneti è partito almeno una volta nella vita dal Marco Polo, il 54% dei veneti che utilizzano l’aereo partono prevalentemente proprio da qui, al 42% capita di volare almeno una volta l’anno dallo scalo veneziano. E sono 217mila gli occupati la cui attività è influenzata dall’aeroporto. Due le priorità per il futuro per gli aeroporti veneti e per il Marco Polo: il miglioramento dell’accessibilità agli scali (lo indica l’85% dei veneti intervistati) e le verifiche dell’impatto ambientale (80,5%).

 

Questi sono i principali risultati della ricerca «Le comunità locali e l’aeroporto Marco Polo di Venezia: un percorso per crescere insieme», realizzata dal Censis e promossa da SAVE, che è stata presentata oggi a Venezia da Francesco Maietta, Responsabile Politiche sociali del Censis, e discussa da Enrico Marchi, Presidente di SAVE, Marino Zorzato, Vice Presidente della Regione Veneto, Vito Riggio, Presidente dell’Enac, Matteo Zoppas, Presidente di Confindustria Venezia e Giuseppe De Rita, Presidente del Censis.

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